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Da Tesi di Specializzazione in Diritto ed Economia delle Comunità Europee (2002)
“ LE RELAZIONI POLITICO-ECONOMICHE UE/USA IN AMERICA CENTRALE: INTEGRAZIONE REGIONALE ECONOMICA – RELAZIONI POLITICHE DI SICUREZZA – PROSPETTIVE DI EVOLUZIONE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE”

3.IL RUOLO DELLA CE/UE NELLO SVILUPPO DEL NEO-REGIONALISMO

"...E’ a tale ultima ipotesi che si ha riguardo quando si parla di neo-regionalismo: essa include, oltre che la CE/UE, due esperienze americane (NAFTA e MERCOSUR), una asiatica (ASEAN), una africana (SADC). Ulteriori raggruppamenti regionali sono rappresentati dalla Comunità delle Ande, dal SAARC e dall’ECOWAS.
All’interno del dibattito sul neo-regionalismo, un punto nodale è costituito dalle questioni aperte che permangono in merito al sistema delle relazioni esterne dell’UE ed alla sua identità internazionale. In particolare, la discussione riguarda l’effettiva capacità delle istituzioni comunitarie di affrontare le incertezze della globalizzazione nella fase post-Guerra Fredda e di affermarsi come attore sulla scena internazionale.
La Comunità si è sempre dimostrata proattiva ed ha condotto le proprie relazioni internazionali coinvolgendo la dimensione economica, così come quella politica. Ancora nella fase del bipolarismo, già costituiva un esempio dell’inadeguatezza del paradigma Stato-centrico e della crescente importanza dell’interdipendenza transazionale. Se già Tocqueville affermava che la politica commerciale è una forma di politica estera, la Comunità Europea è stata la prova che i risultati raggiunti in termini di sviluppo economico dagli Stati membri attraverso l’integrazione dei mercati, hanno consentito alla stessa di affermarsi nel panorama internazionale. Ciò le ha permesso, con vari gradi di successo, di portare avanti una strategia di cooperazione a livello di organismi regionali e non più di singoli Stati. D’altro canto, non possono escludersi le implicazioni politiche degli accordi commerciali, come si è evidenziato nel corso dell’Uruguay Round e del Millenium Round. Tuttavia, alcuni Autori sono scettici sul riconoscimento del ruolo della CE, in quanto l’integrazione europea è fondata sulla “pax americana” e come tale dipendente dall’egemonia statunitense.
.."

"...Va superato il concetto limitativo di sovranità (che va inteso in senso più moderno come sovranità integrata in comunità regionali sovra- multinazionali) se si pone come strumentale al rafforzamento degli Stati-Nazione nel raggiungimento dell’obbiettivo comune dell’integrazione dell’area (non solo centroamericana) per porsi come attore globale e difendersi da eventuali egemonie innescate dai continui processi di dipendenza economica (quali anche l’onere del servizio del debito estero).

L’integrazione regionale centroamericana, è contrassegnata 1) dall’intersecazione e dalla sovrapposizione di troppi strumenti giuridici bilaterali e/o multilaterali; 2) dalla pressante influenza di azioni governative ed intergovernative che negli anni ’80 accrebbero l’involuzione del processo di integrazione; 3) da difetti strutturali del sistema di integrazione riguardanti a) la diseguale partecipazione dei paesi membri al commercio intra-zonale ed allo sviluppo industriale; b) la prevalenza delle delle singole politiche nazionali su quella regionale; 4). la carenza di vis giuridica degli organi esistenti che incise profondamente sul funzionamento del mercato comune traducendosi in una brusca contrazione dei flussi del commercio intra-regionale; 5) i continui conflitti di frontiera succedutesi negli ultimi decenni che interrompono il processo di integrazione laddove invece il regionalismo dovrebbe contribuire al mantenimento dell’ordine mitigando detti conflitti che sono poi di natura etica o nazionalista laddove vi sia una cessione di sovranità, difficilmente le istanze nazionalistiche si pongono come motivo di lotta per il controllo del potere...


Da LE CONVENZIONI DI ASSOCIAZIONE UE-ACP (2001)

1.2 Il Ruolo dell’ONU nella decolonizzazione

"...Il contributo ONU divenne attivo negli anni ‘60 quando ad un certo momento si fece leader dell’anticolonialismo (al di là delle disposizioni della Carta). Promotore delle istanze decolonizzatrici, nel campo di battaglia tra paesi coloniali e anticoloniali proprio quando l’URSS aderiva all’ONU unitamente ai paesi che uscivano dal colonialismo. Essa diventa quindi un vero e proprio blocco anticoloniale - con l’entrata di 17 paesi diventati indipendenti - con la “Dichiarazione sulla concessione d’indipendenza ai popoli e territori coloniali” con la quale veniva rinnegato per la prima volta il “processo di gradualità” al processo di decolonizzazione.
La mancanza di maturità politica non doveva essere un pretesto dello Stato Coloniale per non dare l’indipendenza. Fuoriusciva quindi, una sensibilizzazione diversa dell’opinione pubblica internazionale sul problema della decolonizzazione, nel contempo gli USA conducevano ancora una politica contraddittoria per non scontentare i paesi coloniali classici.
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Da INTERVENTI SOCIALI SUI MINORI ABBANDONATI, CONSENTITI DAL TRATTATO DI ROMA (2002)

"...La globalizzazione dell’economia è alla ricerca di un consenso mondiale che dovrebbe essere fondato in una razionalizzazione dei rapporti internazionali, per porre le basi di una cooperazione più coerente e sostanziale in un concetto condiviso del termine “sviluppo”.

"...Il problema dei minori abbandonati acquisisce in questo senso un “valore simbolico universale” che indirizzi la politica di cooperazione con i PVS da una parte, verso una maggiore sensibilizzazione alla solidarietà dell’opinione pubblica europea e dall’altra, l’implementazione di una serie di aiuti destinati all’eliminazione delle cause che sono alla base di certi fenomeni come quello dei bambini di strada, dell’abuso dei minori e del loro sfruttamento..."


Da LE RELAZIONI USA/UE: LA POLITICA DEGLI AIUTI AI PVS, LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E IL DEBITO ESTERO (2001)

"...Nell’analizzare la politica estera degli USA non si può prescindere dal ruolo giocato da questo paese. Osservando la politica americana nelle relazioni tra i PVS e i paesi industrializzati occorre fare una prima distinzione tra i rapporti bilaterali che intercorrono tra i singoli paesi coinvolti da un lato, e i rapporti che intercorrono a livello di Organizzazioni Internazionali dall’altro. La distinzione è importante non tanto da un punto di vista espositivo, quanto, e soprattutto perché capita spesso che le posizioni dei singoli Stati siano anche molto diverse da quelle concordate a livello multilaterale.
E’ inoltre necessario analizzare l’atteggiamento che gli USA hanno avuto nelle sedi internazionali per avere un’idea sull’atteggiamento generale che gli statunitensi hanno tenuto nel relazionarsi con i PVS.
Infatti, spesso l'operato delle grandi organizzazioni internazionali è stato interpretato come un'applicazione della volontà degli USA, sia per il grande peso politico, sia per la mancanza di attori mondiali in grado di confrontarsi alla pari col suo apparato Economico-Politico-Militare..."


Da Tesi di Specializzazione in Diritto ed Economia delle Comunità Europee
“ LE RELAZIONI POLITICO-ECONOMICHE UE/USA IN AMERICA CENTRALE: INTEGRAZIONE REGIONALE ECONOMICA – RELAZIONI POLITICHE DI SICUREZZA – PROSPETTIVE DI EVOLUZIONE NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE”

"...Va superato il concetto limitativo di sovranità (che va inteso in senso più moderno come sovranità integrata in comunità regionali sovra- multinazionali) se si pone come strumentale al rafforzamento degli Stati-Nazione nel raggiungimento dell’obbiettivo comune dell’integrazione dell’area (non solo centroamericana) per porsi come attore globale e difendersi da eventuali egemonie innescate dai continui processi di dipendenza economica (quali anche l’onere del servizio del debito estero).

L’integrazione regionale centroamericana, è contrassegnata 1) dall’intersecazione e dalla sovrapposizione di troppi strumenti giuridici bilaterali e/o multilaterali; 2) dalla pressante influenza di azioni governative ed intergovernative che negli anni ’80 accrebbero l’involuzione del processo di integrazione; 3) da difetti strutturali del sistema di integrazione riguardanti a) la diseguale partecipazione dei paesi membri al commercio intra-zonale ed allo sviluppo industriale; b) la prevalenza delle delle singole politiche nazionali su quella regionale; 4). la carenza di vis giuridica degli organi esistenti che incise profondamente sul funzionamento del mercato comune traducendosi in una brusca contrazione dei flussi del commercio intra-regionale; 5) i continui conflitti di frontiera succedutesi negli ultimi decenni che interrompono il processo di integrazione laddove invece il regionalismo dovrebbe contribuire al mantenimento dell’ordine mitigando detti conflitti che sono poi di natura etica o nazionalista laddove vi sia una cessione di sovranità, difficilmente le istanze nazionalistiche si pongono come motivo di lotta per il controllo del potere..."



Da INTEGRAZIONE REGIONALE ECONOMICA IN AMERICA CENTRALE (2002)

"...Nello specifico i Paesi del Centro America partecipano a diversi trattati di libero commercio e/o a meccanismi di integrazione. Questi non solo sono membri del SELA – accordo per favorire e sostenere i processi e le forme di cooperazione e di integrazione economica di tutti i 26 paesi dell’A.L. e dei Caraibi) e del SICA ma aderiscono al Sistema Generalizzato di preferenze concesso dai paesi dell’Unione Europea, ed il Costarica, e l’Honduras, il Nicaragua ed il Panama aderiscono al CBI (Caribbean Basin Iniziative) che è un’iniziativa statunitense che consente l’esenzione dai dazi per l’accesso al mercato nordamericano di alcuni prodotti: per beneficiare dell’esenzione i prodotti devono essere destinati all’esportazione e devono incorporare almeno il 35% di materie prime locali, oppure almeno il 15% d semilavorati/componenti provenienti dagli USA. L’Honduras, El Salvador ed il Guatemala hanno firmato nel 1992, il PAECA (Plan de Acción para América Central) che prevede la progressiva costituzione di una zona di libero scambio tra i tre paesi (di fatto con il PAECA i tre paesi intendono rilanciare gli obiettivi di integrazione economica previsti dall’ex MCCA), nonché la possibilità, per le banche dei tre paesi, di costituire filiali ed operare liberamente in ciascuno dei tre stati. L’Honduras inoltre è membro dell’OMC, e con il Costarica fanno parte dell’AEC (Asociación de Estados de Caribe) costituita nel luglio 1994 tra i 25 paesi della “Cuenca del Caribe” e 12 Isole. Gli scopi di tale associazione sono la creazione di uno spazio economico nell’area caraibica in cui gli scambi commerciali e gli investimenti siano liberalizzati, nonché la collaborazione politica, economica e tecnologica fra i paesi membri. Inoltre sta negoziando con l’Unione Europea un Accordo di Associazione Economica e Concertazione Politica;
Il Messico inoltre è membro dell’ALADI (Associazione Latinoamericana di Integrazione) e del Gruppo dei Tre insieme a Colombia e Venezuela. Ha stipulato accordi di libero commercio con il Cile (1994), Bolivia (1995) e Costarica (1995). Partecipa inoltre, insieme ad altri 10 paesi dell’America Centrale e Meridionale ed all’Unione Europea al Gruppo di Rio. Ma il meccanismo più importante a cui partecipa il Messico è il Trattato di Libero Commercio con USA e Canada (NAFTA) in vigore dal 1° gennaio 1994, che costituisce uno dei grandi del mondo. Fa parte inoltre parte dell’AEC (Asociación de Estados de Caribe) costituita nel luglio 1994 tra i 25 paesi della “Cuenca del Caribe” e 12 Isole. Gli scopi di tale associazione sono la creazione di uno spazio economico nell’area caraibica in cui gli scambi commerciali e gli investimenti siano liberalizzati, nonché la collaborazione politica, economica e tecnologica fra i paesi membri. Inoltre sta negoziando con l’Unione Europea un Accordo di Associazione Economica e Concertazione Politica. Infine fa parte dei tre organismi di cooperazione esistenti nell’area del Pacifico, e cioè: APEC (Istanza di cooperazione economica Asia-pacifico), PECC (Consiglio di Cooperazione Economica del Pacifico) e PBEC (Pacific Basin Economic Council)..."

 


 

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