Dal Poemas de las Indias (1995):
TITU CUSJ YUPANQUI
…”era vasto
il mio impero si adagiava su cielo, foreste, monti,
fiumi e
laghi. Scorrevoli alture spaccavano il mondo di sopra
“Hananpacha” e quello
di sotto “Hurinpacha” e stimava l’universo
“Pacha” come principio ordinatore
e guardava i suoi limiti in quattro parti “Tahuantisuyo”…
…come reale era
la mia città, dalle sue porte si accedeva alla
abbondanza.
Nei suoi magazzini si stipava la sopravvivenza donando
equilibrio e protezione in tempi di carestia.
Divisa in due metà
poiché opposte e necessarie antilogicamente,
ove in una di quelle gli stranieri avrebbero potuto
integrarsi
senza imporsi incongruamente… hanno invertito
la realtà sacrificando
i nostri Dei per un Dio unico ed esclusivo per sovvertire
il mondo,
instaurando oscurità e caos..."
Da Hominis Pacis (1998)
"...Vibra il modernus di magnifiche
terre riscoperte
annienta la vita e infonde morte al “buon selvaggio”
del nuovo mondo...
ammazzandolo con la sua “missione”.
Ancor più: riduce la “negritudine”
in schiavitù,
per secoli giustificata a supposta superiorità,
oltre natura...colonizzata la sorte degli indifesi
nell’antro oscuro dei tabù..."
|