| Publia Cruciani
Publia Cruciani ha incontrato le forze della natura che plagiano, nonostante tutto, a propria somiglianza i materiali inutili o ancora utili gettati dall’uomo. Per andare incontro alla natura, La scultrice, l’aiuta a riciclarli dandogli quella plasticità e fantasia- che dimenticata - era persa dal loro uso originario. Il lavoro è di reinserimento di detti materiali che riacquistano così, condivisione e rispetto della natura stessa.
I materiali riciclati nelle sue opere sono alla portata di tutti: la rete ed altri strumenti del pescatore, la iuta, lo spago, il ferro ecc. che combinati con la pietra ed il legno aspirano ad immergersi in un alone di freschezza e sincerità di energie che pensano ad aiutare gli altri nel loro bisogno di sorridere ed essere capaci di manifestare la felicità già insita nell’uomo come nell’opera “uomo col cappello dalla falda” che sembra ridere e divertirsi ma pari modo invogliare gli altri a farlo.
Nel contempo i materiali riciclati raggiungono un oblio che l’artista gli impone, ma non plagiando la materia, ma accompagnandola per quella che già è ed i suoi stessi sogni: guarda al passato, attenta al presente e sicura di un futuro migliore per se stessa e l’ambiente. Forse non c’è polemica dello spreco e delle cose buttate che disprezzano ed inquinano anche l’essenza umana, ma una serena constatazione ed un riciclare che si ingenera nella vita come la reincarnazione nel tempo presente delle energie dissolte o fuoriuscite dai materiali stessi che hanno una capacità di rinascita e bellezza. Infatti, nell’opera “la sposa del mare” è forte l’accoglienza della voglia di vivere in quanto resta a braccia aperte permettendo, a chi voglia, di condividere un amore intenso e pacifico quasi cosmico. In “Vent, viaggio e libertà bassa” riparte la vita stessa che, per pochi momenti si era lasciata andare e rigettata dal mare sulla spiaggia, per essere pronta a ricominciare senza limiti e sovrastrutture imposte ed auto imposte. La consapevolezza che si sprigiona durante il viaggio è la coscienza dell’agire umano che persevera, anche sbagliando forse per comprendere meglio, ma che finalmente raggiunge la vera essenza delle cose manifeste.
Nella mostra di eco-arte “Volti e derive dello zimbaro” la sorpresa è la meraviglia che è la vita stessa, scherzosa, gioiosa, allegra, triste e deprimente che sia, ma unita, fusa ed integrata armoniosamente con la natura che non vuole essere sporcata, contaminata, repressa, disturbata e soggiogata ma semplicemente interagente con l’uomo nella pura entità e quindi, nella sua interezza. La Scultrice rende onore infine, alla dignità degli oggetti, che è nulla quando si trovano buttati in natura elevandola semplicemente col gesto di prenderli e metterli, come attori nel palcoscenico artistico che è l'opera convenuta nella sua mente alleggerita dal cuore.
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