| Alessandro
Cipriano
L’artista
ha una concezione di se stesso avulsa dalla realtà
di contraddizioni sociali che comunque, incosciamente,
interiorizza e sprigiona rielaborate e programmate
in un nuovo ordine costituito. Cipriano è
tra quegli autori di estrema sensibilità
e raffinatezza che percepisce le difficoltà,
proprie ed altrui, gettando la sua meticolosità
figurativa - su tavole di legno con spesse pennellate
di gesso (per coprire e/o ridurre le imperfezioni)
- sulle nature morte. Precisione incentrata sulla
dovizia dei particolari quasi architettonici (parte
classica), con una calma spropositata che traduce
in apparente freddezza, quando è comandato
dalla ragione. Come anche nei suoi disegni a china,
di incubo Boshano, sulle metamorfosi ed, in quanto
Kafkiane, sopprimenti le emozioni intubate in
mostri viventi, che tormentano i pensieri ed aumentano
le sofferenze, invece di liberarsene. Con proposito
cerca la vera entità dei fenomeni, ampliandoli
con linee concentriche ed avviluppanti, con i
suoi quadri di gesso e olio su tavola.
Una scelta che lo accompagna da tempo sapendo
che la sua parte astratta, più realisticamente
presente dal 1997, può esprimere la sua
passione, la natura intima e sessuale. L’ingegno
sprezzante e costante che si trasfonde nella ricerca
della compenetrazione con il sesso opposto, come
in opera 7 gesso e olio su tavola ed in altre.
Nei solchi quasi divini della divisione della
terra - riprodotta con la tecnica del pettine
sul gesso ancora umido e miscelato con il vinavil
per dargli compattezza e solidità - nella
costrizione dell’aratro che incide e penetra
la terra che coltiva l’indigeno che ha incontrato
dentro se stesso e nel mondo globale esterno in
cui si è trovato a misurarsi giornalmente.
La terra vergine e consacrata - facente parte
degli altri elementi che permettono la vita: il
fuoco, l’acqua, l’aria-eterea - che
deve essere penetrata come una vagina aperta,
visibile ed accogliente nel desiderio dell’artista,
ma che in realtà quella terra è
contaminata dal mondo in distruzione da parte
dell’uomo. Una consapevolezza che viene
racchiusa nelle linee ondulate e spirali, dai
forti colori naturali (il terra siena è
ricorrente, come l’azzurro marino ed il
verde della vegetazione) che pur ricordando le
curve femminili, come in opera 4 gesso e olio
su tavola, non hanno apertura verso l’esterno,
mentre in altre fuoriescono dalle tavole ad inseguire
una sicurezza invisibile ed impermanente. Un ritorno
all’elemento acqua protettivo e non invadente,
come in opera 6 gesso e olio su tavola, che è
la libertà desiderata ed affermata dall’artista.
Materia di discussione ed in conflitto in tutte
le sue opere costretto ad interventi esterni ed
interni che incidono sulla sua vita smaterializzandola.
Per cui la materia sognata, presente in tutti
i suoi stili, la rimaterializza, ad esempio, nei
disegni a china, come in “Donnamaca”
ermafrodita e completa nella sua sessualità;
in “Donnuomo” invece permuta del sesso,
una volta donna una volta uomo, quasi a significare
ed a confermare che quest’ultimo sia incompleto
senza la prima; ed incontra i veri mostri nella
parte maschile come in “Moscuomo”
che copre le sue illusioni con ali sicure e pronte
al volo per sfuggire al momento opportuno; in
“Pieduomo” dove le frustrazioni e
le callosità della vita rimpiangono (la
mano sulla testa-alluce) il natale gesto; in “morte”,
effetto visibile dell’abbandono di una donna
ammantata di disperazione (la mano sembra un mantello,
forse il ricordo della madre responsabilizzata
da una vita passata in solitudine sotto il peso
della quotidianità) e che si ribella come
in “Donlupa” che inquieta se stessa
affamata di sesso.
Materia che è stata bloccata nella ricerca
della perfezione, nella prima parte del suo percorso
artistico, quasi maniacale come in “Pipe”
e percettibilmente cupa ed imprigionata. Confermata
da lievi passaggi di luce come in “Conchiglia
e pesce” che ricorda la luce del Caravaggio.
Illuminazione castrata, quasi immediatamente,
dalla fisicità voluta ed intarsiata dei
particolari come in “Forsizia, fresa e limoni”
ed imperiale ed altezzosa come in “Libri”
e complicata nella pesantezza della vita come
in “schiaccianoci” e poco spensierata
come in “giocattoli” che oltre che
architettonici debbono essere riposti ed ordinati
dopo l’uso nel vaso brocca che stracolma
dalle regole di vita imposte (spada di damocle)
che feriscono l’interiorità del pittore
sconvolto dalla sofferenza di nascita, vita, e
morte. Pesante fardello a cui le religioni ufficiali
rispondono con difficoltà. Ma alla fine
raggiunge l’intensità voluta come
in “feticci africani” dove la maschera
di ebano si proietta nelle immagini interiori
di ogni persona ed il drappo liquida gli strascichi
di pendenti falsità, quali le perfezioni.
Da qui il suo intento di vivere in modo alternativo,
l’interesse per la cura cellulare del suo
corpo e di quello degli altri, con le terapie
olistiche e la medicina alternativa. Cura dell’animo,
dello spirito in modo naturale come in “Ciclo
Vitale” racchiuso in una semplice mano.
Tutto ciò è confutato nel suo modo
di pensare che è: “bene vivere l'attimo
presente, ma senza dimenticare il passato”.
Nell’idea stessa che questi comunque, possa
essere rivalutato nel senso di guardarlo da una
diversa prospettiva dandogli un diverso valore
che faccia vivere meglio il presente, cioè
con consapevolezza, e di conseguenza un futuro
confacente e soddisfacente ai desideri nascosti
e/o evidenti dell’animo per lungo tempo
in balia degli eventi. La perfezione ricercata
è quindi un contatto con il suo pubblico
che non lo giudichi ma interagisca con lui nell’esprimere
il vero aspetto di una umanità, ripiegata
su se stessa per essere costretta al dolore, che
pulsa per ribellarsene, come fosse presente quella
stessa sofferenza in ognuno di noi esprimendo,
ognuno, il modo con cui lo sappiamo fare…
nel suo caso con intensa espressività artistica.
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